| Feltrinelli 2004 - 78 pag. euro 4,5 |
Questo libro sembra molto utile per le nostre riflessioni sul fanatismo/estremismo/fondamentalismo.
Amos Oz, lo conoscete senz'altro, è uno straordinario romanziere israeliano.
Secondo lui mestiere di narratore, si basa su un "metodo" che tutti dovrebbero adottare per attrezzarsi contro il fanatismo:
"Mi alzo ogni mattina, faccio una piccola passeggiata nel deserto, prendo una tazza di caffè, mi siedo alla scrivania e comincio col domandarmi:"Come mi sentirei se fossi lei? Come dev'essere stare nella sua pelle?"(..) credo che per scrivere un romanzo bisogna essere capaci di assumersi una mezza dozzina di conflitti e sentimenti contraddittori e opinioni, con lo stesso grado di convinzione, veemenza ed empatia. Allora, sono equipaggiato un po' meglio degli altri (...)"
Lo sfruttamento economico, in generale la ricerca di un vantaggio materiale, è solo una causa che può aggravare il fenomeno, ma il problema di fondo è insito nella natura umana:
In quanto coessenziale alla natura umana il fanatismo è pervasivo:
“Il fanatismo è praticamente dappertutto, e nelle sue forme più silenziose e civili è presente tutto intorno a noi, e fors’anche dentro di noi. Conosco bene quei non fumatori capaci di bruciarti vivo se osi soltanto accendere una sigaretta vicino a loro! Conosco quei vegetariani capaci di mangiarti vivo per aver ordinato una bistecca! Conosco quei pacifisti, alcuni miei colleghi del movimento per la pace in Israele, capaci di spararmi in testa solo perché ho auspicato una strategia lievemente diversa per il processo di pace con i palestinesi. Insomma, non voglio certo dire che chiunque levi la voce contro qualunque cosa sia un fanatico. Non voglio lasciar intendere che ogni opinione convinta sia una forma di fanatismo, certo che no. Però penso che il seme del fanatismo si annidi immancabilmente nella rettitudine inflessibile, piaga di molti secoli”.
Il fanatismo è subdolo, perché il fanatico non pensa di compiere il male, bensì di agire per il bene:
"Ritengo che l'essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell'inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere. Il fanatico è la creatura più disinteressata che ci sia. Il fanatico è un grande altruista. Il fanatico è più interessato a te che a se stesso, di solito. Vuole salvarti l'anima, vuole redimerti, vuole affrancarti dal peccato, dall'errore, dal fumo, dalla tua fede o dalla tua incredulità, vuol migliorare le tue abitudini alimentari, vuole impedirti di bere o votare nel modo sbagliato. Il fanatico si preoccupa assai di te, e o ti si butta al collo perché ti vuol bene sul serio o punta alla gola, nell'eventualità che ti dimostri irriducibile."
Un interessante warning, utile contro la degenerazione dell'attitudine al sacrificio, cara a noi cristiani:
"(..) molto spesso tutto comincia con il bisogno di vivere la propria vita attraverso quella di un altro. Rinunziare a se stessi, per facilitare la realizzazione dell'altro, il benessere della generazione successiva. Il sacrificio di sé significa molto spesso infliggere tremendi sensi di colpa nel beneficiario, e di conseguenza lo si manipola, lo si controlla."
L'autore suggerisce alcuni antidoti contro il fanatismo: la letteratura e, specialmente, l'umorismo:
"Credo di avere inventato la cura per il fanatismo. Il senso dell'umorismo è un'ottima terapia. In vita mia non ho mai conosciuto un fanatico dotato di senso dell'umorismo. I fanatici sono spesso sarcastici. Alcuni di loro hanno un profondo senso del sarcasmo, ma niente spirito. L'umorismo implica la capacità di ridere di sè stessi. L'umorismo è relativismo, è la facoltà di vedersi come potrebbe vederti il prossimo, è il rendersi conto che, al di là di quanto tu sia retto e da che torti tremendi tu abbia subìto, esiste immancabilmente un risvolto buffo. E più fai il duro più diventi buffo"
A me questo libretto fa sorgere molte domande.
La prima riguarda il rapporto fra visione profetica, cioè quella di chi, immerso nella contemplazione dell'umanità, riesce ad avvicinarsi più degli altri al mistero del'uomo e la esigenza, nella concreta realtà, di garantire sicurezza e benessere alla gente comune:
"Sapete, Israele è un paese bizzarro. Qui è cosa normale che un primo ministro inviti un poeta o un narratore o un drammaturgo per un tète-à-tète serale. Non in ufficio, ma nella residenza privata del primo ministro. Una tazza di tè, un drink, dipende da chi sei tu e chi è il primo ministro, che poi ti dice - mi è capitato varie volte - "Allora, Amos, dov'è che il paese ha sbagliato? Dove arriveremo, di questo passo?", e ascolta estasiato le risposte mie, o dei miei colleghi. Ascolta estasiato ogni parola, poi ci ignora completamente."
L'autore però ammette che oggi, come in passato, i profeti "non sono gran che riusciti a cambiare idea e inclinazioni a governanti e sovrani, e nemmeno al popolo", ammette anche che questa pretesa di "cambiare la testa di governanti e gente comune" è "fuori dal mondo".
Insomma è un piccolo libretto da leggere, molto denso e stimolante.
Se devo fare una critica, questa riguarda il distacco con cui è trattato il tema delle religioni, sorvolando su quanto di molto positivo e molto negativo hanno provocato a seconda di come si sono evolute nella storia.
Forse, essendo nato nel 1939, a Gerusalemme, è stato talmente immerso in quel clima religioso che, alla fine, ha sentito il bisogno di una rimozione. Però questa storiella ebraica che racconta nel libretto è molto divertente:
"Ora mi torna in mente una vecchia storiella, dove uno dei personaggi – ovviamente siamo a Gerusalemme e dove sennò – è seduto in un piccolo caffè, e c’è una persona anziana seduta vicino a lui, così i due cominciano a chiacchierare. E poi salta fuori che il vecchio è Dio in persona. D’accordo, il personaggio non ci crede subito lì per lì, però grazie ad alcuni indizi si convince che è seduto al tavolino con Dio. Ha una domanda da fargli, ovviamente molto pressante. Dice: “Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?”. Allora Dio, in questa storia risponde: “A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno mi interessa”.