Carissimi, anch’io mi associo ai ringraziamenti di cuore del
nostro “segretario” (è che non avevo capito che avevamo un segretario: ma fa
anche le fotocopie?): grazie Francesca per l’ospitalità (e il buon cibo) e
grazie a Cristiana per l’opportunità che ci ha dato di conoscere padre David
(una vera forza del Signore). Ma partiamo di slancio (come ci vorrebbe papa
Francesco, vivaci e lanciati verso la grande Verità: Dio che si è rivelato a
noi in Gesù Cristo salvandoci). Come sta diventando ormai tradizione, sembra
che l’approccio “dialogico” tra me e Giuseppe inizia ad appartenerci come ci
appartiene ogni nostro desueto vestito (veste noi come nessun altro,
soprattutto nei ricordi legati ad esso). Quindi, partiamo con una correzione: non
è vera la proposizione “temi sui quali ho
avuto modo di esprimermi ampiamente con l'esimio collega Giampiero, rischiando di vedermi negare anche il
saluto”, poiché io non lo salutavo già da prima: perché mai dovrei
incominciare a farlo adesso? Era lui che mi salutava per primo, non io. E poi “esimio” lo dice a qualcun altro… bando
agli scherzi e iniziamo per davvero.
Giuseppe dice: La teologia non scalda i cuori.
Io direi: “non scalda solo i cuori ma anche le nostre menti”, che
comunque anch’esse (le menti) sono un dono del Signore, che, se abbiamo ben
capito il suo vero messaggio, sono un dono ricevuto da donare a sua volta. Dice
Ruini: “la fede senza la ragione è idolatria”; ma ancora, “bisogna
avere fede per ragionare, e non ragionare per avere fede” [non ragionare
per avere fede: è il solito errore che commette il non-credente; e noi
sappiamo che egli commette sempre lo stesso errore; e questo dovrebbe essere un
nostro vantaggio, poiché sappiamo da dove partire. E poi quando uno sbaglia,
cosa dovremmo fare? Trovare il modo di segnalargli il tipo di errore che
commette. Ripeto: se conosciamo l’errore, lo possiamo affrontare per trovare il
“modo di segnalarlo” a colui che sbaglia]
Giuseppe dice: ma
perché un non credente, che si illude di fondare la sua vita sull'esercizio
della ragione, dovrebbe sprecare questa preziosa risorsa per indagare su
qualcosa che, per il suo cervello, "non esiste"?
Io, negli
incontri-scontri sulle teorie economiche, ho imparato che: se non si parla
nella stessa lingua (cioè con lo
stesso linguaggio dell’interlocutore) non ci si capirà mai (è un dato talmente
di fatto che implica che se mi confronto con qualcuno, per far capire le mie
ragioni, devo avere l’umiltà di “scendere” nel suo campo di visualizzazione, altrimenti il dialogo è
un fallimento). Qui per linguaggio intendo sia il dialogo utilizzando fede,
ragione e cuore, sia il linguaggio del comportamento, che per alcuni (non per tutti)
vale più del primo. Quindi anche “l’esercizio della ragione” può essere un buon
mezzo per la nostra causa. Io direi di non escluderlo a priori, ma valutare di
fatto in fatto quando serve il “ragionamento” e quando serve il
“comportamento”. Sono comunque convinto che un’azione che utilizzi tutti e due
gli strumenti è molto più efficace.
Giuseppe dice: per smuoverlo, dobbiamo puntare un po' più
in basso a sinistra.
Scusa Giuseppe,
ma questa non l’ho capita… in basso a sinistra dove?
Giuseppe dice: Infatti, perché quello che agisce in noi
credenti non dovrebbe agire anche in loro che "non credono"?
Io ho tentato di
dare una risposta a questa domanda nel mio breve “trattato” sulla coscienza. Se
volete… un giorno… forse… ne possiamo discutere apertamente.
Giuseppe dice: Qual è la fonte del bene che, indubbiamente,
quelli che sostengono di essere "senza Dio" sono in grado di fare, a
volte più e meglio dei cristianucci?
Vi propongo
queste definizioni rivisitate per rispondere alla domanda: Cos’è “Fare il Bene” per un non-credente?
- L'azione giudicata oggettivamente giusta (cioè, FARE il BENE) in qualsiasi circostanza è quell'azione che, fra tutte quelle che sono possibili, ci dà, quando si sia tenuto conto di tutte le informazioni a disposizione, la massima aspettativa di probabili "buoni effetti", o la minima aspettativa di probabili "effetti nocivi", secondo il principio di causalità [concezione utilitaristica di causa-effetto: questa definizione implica che dietro ad ogni azione ci sia una motivazione (causa di volizione) che si ritiene giusta e che spinge ad agire (esempio: per risorgere bisogna prima morire; ma anche, i comportamenti devianti e "cattivi" giustificati dalla ragione di stato)].
- L'azione giudicata soggettivamente giusta, o azione morale, è quella che l'individuo giudicherà da sé "oggettivamente giusta" se avrà dedicato alla questione un'idonea quantità di pensiero (azione ragionata secondo un proprio schema di riferimento di norme che considera giuste a priori, e secondo una propria scala di valori), ovvero se, prevalendo "il sentimento di spontaneità", l'avrà intesa come "buona" d'impulso (azione istintiva) [questa seconda definizione non implica un giudizio sull'effetto dell'azione, ma limita il giudizio all'azione stessa].
[fonte: B. Russell, Determinismo
e morale, 1908]
Giuseppe dice: dobbiamo piantarla di considerare i nostri
fratelli "non credenti" come una specie da preservare nel loro ambiente
neanche fossero foche monache o lupi marsicani. In questi casi, fra scandalo e
acquiescenza il cristiano non dovrebbe avere dubbi. Se nel loro ambiente è
oscurata qualsiasi traccia di trascendenza , vuol dire che è un ambiente
inquinato, spesso dall'uso idolatrico della ragione umana,
Cavolo, nei
nostri confronti Marx è stato più buono…
Giuseppe dice: Dobbiamo agire in modo nuovo, con uno stile
nuovo, con parole nuove, affinché chi è lontano si avvicini a noi per
domandarci:"Parlami di Gesù"
Io dico: e se quello non si avvicina?
Giuseppe dice: è questo
l'"obiettivo": fare nascere un desiderio e una domanda
Gli esperti di
Marketing lo dicono da decenni… devo però dire che, non so perché, mi trovo in accordo
con Giuseppe: credo che sia la prima volta.
Un saluto, Giampiero
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