I dialogatori

I dialogatori

giovedì 13 febbraio 2014

A caldo alcune frasi della serata "con Stm"

Il mons Zuppi (er mitico don Matteo de Trastevere):

- È veramente laico chi ama il Vangelo

- Per essere laico uno ce deve crede...

Il prof D'Agostino:

- Il laico difende la verità perchè è in grado di contemplarla, il fondamentalista si costruisce dei paradigmi mentali e con questi forza la verità

- I diritti non sono tali perchè qualcuno li ha scritti in una Costituzione

- L'espressione 'cattolico adulto' mi appare equivoca e irritante. (..) la percepisco come sottilmente discriminante (...) è una qualifica che un soggetto si autoattribuisce con una buona dose di narcisismo.

- Nessuno può credere 'da solo', la voce della coscienza non può essere assunta in chiave solipsistica..


Quanto condividiamo queste affermazioni?

E quanto sono digeribili dai nostri amici "non credenti"?

lunedì 10 febbraio 2014

Un esempio di "dialogo" difficile



Stando a letto con l'influenza, si trova il tempo di approfondire alcune notizie. Ho letto il recente documento del "Comitato sui diritti dei bambini" dell'ONU.

Contrariamente a quanto evidenziato dai principali media, il rapporto non tratta prioritariamente del problema della pedofilia, ma esprime critiche e "raccomandazioni" su temi quali la differenza sessuale, l'educazione dei bambini, l'atteggiamento verso le gravidanze precoci, la salute sessuale e altro.

Il tono usato sembra del tipo: "piantatela di credere in quello che credete, si deve fare come diciamo noi".

Se volevano far capire che non sono d'accordo, ci sono riusciti. Non mi sembra però che sono "disposti a lottare affinché chi non la pensa come loro possa continuare ad esprimere le proprie idee".

Non è un approccio al dialogo che Voltaire apprezzerebbe.....

Il rapporto "Concluding observations on the second periodic report of the Holy See" si trova quì:

http://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CRC/Shared%20Documents/VAT/CRC_C_VAT_CO_2_16302_E.pdf



Riporto alcuni dei punti più critici  (i titoli in grassetto sono miei)


I cristiani non devono più credere nella "complementarità e uguaglianza in dignità" fra uomo e donna

27. il Comitato si rammarica che la Santa Sede continua a porre l'accento sulla promozione della complementarità e l'uguaglianza in dignità, due concetti che differiscono da uguaglianza nel diritto e nella pratica di cui all'articolo 2 della Convenzione e sono spesso utilizzati per giustificare una normativa e delle politiche discriminatorie.

27. With reference to its previous concern on gender-based discrimination (CRC/C/15/Add.46, para. 8), the Committee regrets that the Holy See continues to place emphasis on the promotion of complementarity and equality in dignity, two concepts which differ from equality in law and practice provided for in article 2 of the Convention and are often used to justify discriminatory legislation and policies.


Bisogna promuovere l'indifferenza di genere e purgare il libri di testo

Il Comitato si rammarica inoltre che la Santa Sede non ha fornito informazioni precise sulle misure adottate per promuovere la parità tra ragazze e ragazzi e per eliminare gli stereotipi di genere dalle scuole cattoliche

The Committee also regrets that the Holy See did not provide precise information on the measures taken to promote equality between girls and boys and to remove gender stereotypes from Catholic schools textbooks as requested by the Committee in 1995.

Il Comitato invita inoltre la Santa Sede a prendere misure attive per eliminare dalle scuole libri di testo cattoliche stereotipi di genere che possono limitare lo sviluppo dei talenti e delle capacità dei ragazzi e ragazze e minare la loro opportunità di istruzione e di vita.

The Committee also urges the Holy See to take active measures to remove from Catholic schools textbooks all gender stereotyping which may limit the development of the talents and abilities of boys and girls and undermine their educational and life opportunities.


Nella chiesa cattolica i bambini non sono liberi

31. Il Comitato è preoccupato per il fatto che la Santa Sede interpreti in modo restrittivo il diritto dei bambini di esprimere le proprie opinioni su tutte le questioni che li riguardano, nonché i loro diritti alla libertà di espressione, associazione e religione

31. The Committee is concerned that the Holy See restrictively interprets children’s right to express their views in all matters affecting them, as well as their rights to freedom of expression, association and religion.


Abolire la pratica dell'abbandono anonimo dei neonati

35. il Comitato è preoccupato per la continua pratica dell'abbandono anonimo di bambini organizzati da organizzazioni cattoliche in diversi paesi attraverso l'uso delle cosiddette "baby boxes".

35. the Committee is concerned about the continued practice of anonymous abandonment of babies organized by Catholic organizations in several countries through the use of the so-called “baby boxes”.


E promuovere le pratiche "alternative" 

36. il Comitato esorta vivamente la Santa Sede a collaborare in studi per determinare le cause alla radice della pratica di abbandono anonima dei bambini e sollecitamente rafforzare e promuovere alternative (...) Il Comitato invita anche la Santa Sede per contribuire ad affrontare l'abbandono dei bambini, fornendo la pianificazione familiare, la salute riproduttiva nonché un'adeguata consulenza e sostegno sociale

36. the Committee strongly urges the Holy See to cooperate in studies to determine the root causes of the practice of anonymous abandonment of babies and expeditiously strengthen and promote alternatives, (..) The Committee also urges the Holy See to contribute to addressing the abandonment of babies by providing family planning, reproductive health, as well as adequate counselling and social support


Il Comitato ha stabilito in che modo si fa l'educazione sessuale e la Santa Sede deve obbligatoriamente adeguare i programmi delle scuole cattoliche

56. Il Comitato è seriamente preoccupato per le conseguenze negative della posizione e le pratiche della Santa Sede di negare l'accesso degli adolescenti alla contraccezione, nonché alla salute e alla informazione sessuale e riproduttiva.

56. The Committee is seriously concerned about the negative consequences of the Holy See’s position and practices of denying adolescents’ access to contraception, as well as to sexual and reproductive health and information.

la Santa Sede dovrebbe garantire che l'educazione alla salute sessuale e riproduttiva e la prevenzione dell'HIV / AIDS sia parte del curriculum obbligatorio di scuole cattoliche e destinati a ragazze adolescenti e ragazzi, con particolare attenzione alla prevenzione della gravidanza e le malattie sessualmente trasmissibili;

 the Holy See should ensure that sexual and reproductive health education and prevention of HIV/AIDS is part of the mandatory curriculum of Catholic schools and targeted at adolescent girls and boys, with special attention to preventing early pregnancy and sexually transmitted infections;



Bisogna ricongiungere i bambini ai loro genitori "biologici" (N.d.R.: non si trova da nessuna parte l'apprezzamento della posizione della Santa Sede contraria alla fecondazione eterologa e agli uteri in affitto)

59. The Committee urges the Holy See to open an internal investigation into all cases of removal of babies from their mothers and fully cooperate with relevant national law enforcement authorities in holding those responsible accountable. The Committee also urges the Holy See to ensure that the Catholic religious congregations involved fully disclose all the information they have on the whereabouts of these children in order for them, where possible, to be reunited with their biological mothers and to take all necessary measures to prevent the occurrence of similar practices in the future.


mercoledì 5 febbraio 2014

Messaggio del Papa per la Quaresima 2014

“Cari fratelli e sorelle, in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico? La grazia di Cristo Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – ‘…perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà’. Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le ‘impenetrabili ricchezze di Cristo’ (Ef 3,8), ‘erede di tutte le cose’ (Eb 1,2). Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29). È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo. La nostra testimonianza Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione. Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana. Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole. Lo Spirito Santo, grazie al quale ‘[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto’ (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca”.

domenica 2 febbraio 2014

luce per illuminare le genti, commento al vangelo di oggi

Meditazione del giorno
Beato Guerrico d'Igny (ca 1080-1157), abate cistercense
1a omelia per la Purificazione, 3-5 ; SC 166, p.313s

« Luce per illuminare le genti »

Mi rallegro con te e ti benedico, o piena di grazia ; hai dato alla luce la Misericordia che è venuta su di noi. Hai preparato tu questo cero che ricevo oggi nelle mani [nella liturgia di questa festa]. Hai dato tu la cera a questa fiamma...quando, Madre senza corruzione, hai vestito di una carne senza corruzione il Verbo incorruttibile.

Fratelli, andiamo ! Oggi questo cero brucia nelle mani di Simeone. Venite a prendervi la luce, venite a accendervi i vostri ceri, voglio dire queste lampade che il Signore vuole che teniate nelle mani. « Guardate a lui e sarete raggianti » (Sal 33, 6). Non tanto per portare in mano delle fiaccole, quanto per essere voi stessi fiaccole che brillano dentro e fuori, per il bene vostro e per quello degli altri : ... Gesù accenderà la vostra fede, farà brillare il vostro esempio, vi suggerirà la parola giusta, infiammerà la vostra preghiera, purificherà la vostra intenzione...

E per te, che possiedi dentro di te tante lampade accese, quando si spegnerà la lampada di questa vita, sorgerà la luce di quella vita che non si può spegnere. Sarà per te, di sera, come il sorgere della luce di mezzogiorno. Nel momento in cui pensavi di spegnerti, sorgerai come la stella del mattino (Gb 11, 17) e le tue tenebre saranno come il sole meridiano (Is 38, 10). Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna (Is 60, 19), perché la lampada della nuova Gerusalemme è l'Agnello (Ap 21, 23). A lui sia benedizione e splendore per i secoli ! Amen.

sabato 1 febbraio 2014

Le parole ed il dialogo


Era una cosa che, come sa Francesca ed altri amici, mi ronzava in testa da tempo: quanto il nostro linguaggio è infestato da espressioni di dubbio valore emotivo e concettuale?

Spesso sono retaggio di un ventennio più che disgraziato che ci ha diluviato d'immagini e modi di fare assai poco dialoganti e non meno privi di discernimento. Ecco un breve campionario per sommi capi. Ovviamente resto aperto al dialogo.

Le nuove frasi fatte
io la penso così
è la mia opinione non razzismo
Tizio sbaglia, le cose non stanno così, io lo so perché la cognata della sorella di mio nonno...
le cose non stanno così, basta leggere in rete per scoprire che...

Le frasi di deresponsabilizzazione preventiva
E che ne so?
non so che dire
dicevo per dire
era un purparlé
forse sbaglio, ma
è solo la mia opinione personale
la mia opinione vale quanto la tua
e che c'entra?
dimmelo tu!

Le frasi di blocco
non m'interessa
non mi compete
ho messo un paletto
sia ben chiaro
non è questo il punto
è ben altro...
e che mme frega
ci mancherebbe altro! (un bell'esempio d'impotenza rabbiosa, dopo aver subito di tutto e di più) 

Le pseudomanagerialfinanziarieangloidi
non ci sono i margini
ho investito tanto in quel rapporto
il manàgement
il réport
il claud

martedì 28 gennaio 2014

Il dialogo secondo papa Francesco nell'Evangelii Gaudium'

Il don sta leggendo l'esortazione apostolica di papa Francesco "Evangelii Gaudium" con gli universitari e ci ha suggerito di leggere almeno alcuni punti.

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium_it.html

Questi due riguardano "il dialogo":


Il dialogo tra la fede, la ragione e le scienze

242. Anche il dialogo tra scienza e fede è parte dell’azione evangelizzatrice che favorisce la pace. Lo scientismo e il positivismo si rifiutano di « ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle proprie delle scienze positive ». La Chiesa propone un altro cammino, che esige una sintesi tra un uso responsabile delle metodologie proprie delle scienze empiriche e gli altri saperi come la filosofia, la teologia, e la stessa fede, che eleva l’essere umano fino al mistero che trascende la natura e l’intelligenza umana. La fede non ha paura della ragione; al contrario, la cerca e ha fiducia in essa, perché « la luce della ragione e quella della fede provengono ambedue da Dio »,e non possono contraddirsi tra loro. L’evangelizzazione è attenta ai progressi scientif ici per illuminarli con la luce della fede e della legge naturale, affinché rispettino sempre la centralità e il valore supremo della persona umana in tutte le fasi della sua esistenza. Tutta la società può venire arricchita grazie a questo dialogo che apre nuovi orizzonti al pensiero e amplia le possibilità della ragione. Anche questo è un cammino di armonia e di pacificazione. La Chiesa non pretende di arrestare il mirabile progresso delle scienze. Al contrario, si rallegra e perfino gode riconoscendo l’enorme potenziale che Dio ha dato alla mente umana. Quando il progresso delle scienze, mantenendosi con rigore accademico nel campo del loro specifico oggetto, rende evidente una determinata conclusione che la ragione non può negare, la fede non la contraddice. Tanto meno i credenti possono pretendere che un’opinione scientifica a loro gradita, e che non è stata neppure sufficientemente comprovata, acquisisca il peso di un dogma di fede. Però, in alcune occasioni, alcuni scienziati vanno oltre l’oggetto formale della loro disciplina e si sbilanciano con affermazioni o conclusioni che eccedono il campo propriamente scientifico. In tal caso, non è la ragione ciò che si propone, ma una determinata ideologia, che chiude la strada ad un dialogo autentico, pacifico e fruttuoso.

Il dialogo interreligioso

250. Un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare il dialogo con i credenti delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e le difficoltà, particolarmente i fondamentalismi da ambo le parti. Questo dialogo interreligioso è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani, come per le altre comunità religiose. Questo dialogo è in primo luogo una conversazione sulla vita umana o semplicemente, come propongono i vescovi dell’India « un’atteggiamento di apertura verso di loro, condividendo le loro gioie e le loro pene ». Così impariamo ad accettare gli altri nel loro differente modo di essere, di pensare e di esprimersi. Con questo metodo, potremo assumere insieme il dovere di servire la giustizia e la pace, che dovrà diventare un criterio fondamentale di qualsiasi interscambio. Un dialogo in cui si cerchi la pace sociale e la giustizia è in sé stesso, al di là dell’aspetto meramente pragmatico, un impegno etico che crea nuove condizioni sociali. Gli sforzi intorno ad un tema specifico possono trasformarsi in un processo in cui, mediante l’ascolto dell’altro, ambo le parti trovano purificazione e arricchimento. Pertanto, anche questi sforzi possono avere il significato di amore per la verità.

lunedì 27 gennaio 2014

LIMITI E POSSIBILITÀ DELLA MENTE UMANA, LECTIO MAGISTRALIS DI NOAM CHOMSKY IN VATICANO

Da "Avvenire" di oggi un articolo sulla lectio tenuta da Chomsky in Vaticano, dopo quella tenuta al festival della Scienza.

Ottimo per la mia "fissazione" (i "Limiti della ragione umana") ma anche per quella di Francesca (le "Neuroscienze").

"[...] ci si accosta al nucleo centrale dell’idea che Chomsky ha offerto del linguaggio: la competenza linguistica, semplificando, si fonda su una conoscenza implicita innata delle regole della grammatica universale. Queste regole portano ad esempio a distinguere tra ciò che è corretto grammaticalmente da ciò che è sbagliato.

Un meccanicismo, dunque? Chomsky analizza la filosofia meccanicistica sviluppata da Cartesio secondo cui – spiega – «il mondo opera come una macchina, su principi delle leggi della meccanica, come oggi potremmo dire dei computer. Anche la lingua può essere costruita in questo modo con l’idea che tutto obbedisce a una sorta di legge meccanica». 

Le obiezioni sono tante. L’aspetto creativo pure può essere disciplinato dalle leggi della meccanica e da una macchina? Allora l’arte? E l’estro? E la follia? Bisogna considerare dunque gli aspetti che non si spiegano con la sola meccanica. È il «fantasma nella macchina» la spiegazione, come l’ha inteso anche Ryle: questa macchina, il corpo, guidata non solo dalla mente ma anche da un insieme di entità mentali dotate di un autonomo status ontologico e di potere causale sul corpo.

Chomsky analizza e critica l’empirismo inglese, riprende il dualismo mente e corpo cartesiano, passa in rassegna Newton, Hume e Locke, e nella sua colta lezione esclude spiegazioni essenzialmente meccanicistiche o fondamentalmente chimiche. Occorre a un certo punto ammetterlo: «La mente e le facoltà mentali sono prodotte da principi del cervello che ancora non comprendiamo».

A Roma, in questa seconda lezione (la sera precedente è stato ospite del Festival delle Scienze), ha proposto un «Nuovo Mistero», una dottrina misterica – la definisce – «per andare oltre una certa scientificità molto limitata e ristretta». La suggestione fa dire poi a Ravasi: «Probabilmente è anche ammettere un’esistenza di Dio benché non sia possibile ricondurla a schemi, teorie o diagrammi». Chomsky accoglie l’ipotesi: «Non possiamo spiegarci tutto con la nostra mente, ma occorre guardare ai misteri del mondo, relativizzando tutto quello che la mente vorrebbe spiegare ma non può». E così anche l’evoluzione che – sostiene – «dipende anche da mutamenti casuali che non si possono prevedere».

Sollecitato poi dalle domande del pubblico, Chomsky si sofferma sulle tecnologie e sui nuovi strumenti del comunicare: «Questi – dice – hanno portato a una maggior vivacità rispetto ai media ortodossi, ma per effetto negativo hanno provocato la tendenza a sospingere gli utenti verso una visione molto più ristretta, perché quasi automaticamente le persone sono attratte verso quei nuovi media che fanno eco alle loro stesse vedute. Se uno si informa solo sui blog le prospettive saranno molto più ristrette». Fino a che punto, gli chiedono ancora, le tecnologie possono modificare il linguaggio? «Quando la tecnologia va oltre il senso comune – spiega – ha un impatto forte e causa nuovi sistemi simbolici»."